CORTE DI CASSAZIONE – SEZ. PENALE – SENTENZA DEL 25 FEBBRAIO 2013, N. 9049

2013 27 febbraio 2013

Ritenuto in fatto

1. Con ordinanza del 25/5/2012 il Tribunale di …….. ha annullato il decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice delle indagini preliminari in sede in data 9/12/2011 nei confronti della sig.ra …….., indagata per il reato ex art. 10-ter del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, nella sua qualità di legale rappresentante della “……..”, società che ha omesso di versare per l’anno d’imposta 2008 l’Iva dovuta nella misura di 50.460,00 euro.

2. Sostiene il Tribunale che la documentazione prodotta dalla Difesa, e cioè la dichiarazione annuale riferita all’annualità in esame, consente di affermare che la società non ebbe a dichiarare alcun debito d’Iva, poi non onorato tramite il versamento, ma solo un credito d’imposta; difettano così i presupposti del “fumus” del reato e il sequestro dev’essere revocato.

3. Propone ricorso il Pubblico ministero lamentando l’errata applicazione della legge per avere il Tribunale omesso di considerare che l’imposta dovuta (art. 10-ter, citato, in relazione all’art. 54-bis del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633) non è quella, nel caso di specie non indicata, presente nel rigo VL33, ma quella che deriva dai dati che supportano gli importi dichiarati e che sono soggetti alla “liquidazione d’imposta dovuta” effettuata dall’amministrazione finanziaria attraverso le procedure automatizzate richiamate dal citato art. 54-bis.

Considerato in diritto

1. Osserva la Corte che il ricorrente prospetta un principio interpretativo corretto e che ha errato il Tribunale del riesame nella parte in cui fa discendere l’insussistenza del “fumus”” di reato dalla mancata compilazione in dichiarazione della voce relativa all’imposta sul valore aggiunto dovuta (quadro VL33). È evidente, infatti, che per il sistema tributario l’imposta dovuta al sensi della dichiarazione non è quella indicata al quadro VL33, bensì quella che si considera dovuta “sulla base” dall’intera dichiarazione annuale.

2. Osserva, peraltro, la Corte che il Tribunale ha addotto un secondo argomento a sostegno della propria decisione di annullamento: il difetto di elementi in atti che, in assenza di un importo dichiarato dalla ricorrente, consentano di quantificare rimpasta dovuta. Si tratta di argomento al quale il ricorrente non ha dedicato specifica attenzione, limitandosi ad affermare che detto importo “risulta dal prospetto della liquidazione automatizzata”. Si tratta di rinvio che attiene all’esame del merito della vicenda e che non può essere oggetto di esame da parte di questa Corte, la quale deve limitarsi a considerare la correttezza tecnica e logica della decisione assunta dal Tribunale.

3. L’insieme delle considerazioni esposte e la documentazione in atti (in particolare il contenuto del modulo di liquidazione dell’imposta e del relativo quadro VL in relazione ai quadro VA) impongono alla Corte di annullare l’ordinanza impugnata affinché il Tribunale, tenuto conto dei principio fissato nella prima parte della presente decisione, provveda a nuovo esame.

PQM

Annulla l’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di ………

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